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15 ottobre 05

L'accessibilità, gli anziani, la manipolazione

di Sofia Postai

Nel campo dell’accessibilità (ma anche dell’usabilità) esistono delle parole d’ordine che vengono ripetute spesso perché “suonano bene” o perché sono comunque utili alle proprie tesi, senza verificare i dati a supporto, ma fidandosi di vaghe citazioni.

A mio avviso rientra in questi casi il considerare gli anziani come un importante gruppo di destinatari dell’accessibilità, per motivi misti tra il decadimento fisico (abbassamento della vista) e la scarsa confidenza con le tecnologie.
Un po’ ipovedenti, un po’ principianti, un po’ imbranati, sembrano il soggetto ideale che incarna una serie di impedimenti comuni e induce tutti (gli altri) ad essere più buoni (cioè accessibili).

Volete negare internet al nonno? Ma quando mai!

Quanti sono gli anziani

La prima domanda da porsi è l’età di inizio dell’anzianità.
Per aumentare il numero (sempre con le migliori intenzioni) c’è chi la fa partire da 55 anni… e si arriva al 30% della popolazione italiana (sono 17,6 milioni su 57,1 di italiani).
Fonte Istat.

Ricordo che hanno più o meno questa età (55 anni) Vasco Rossi, Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Verdone, Christian De Sica tanto per restare nel mondo dello spettacolo e non allungare troppo la lista.

Partendo da un’età più “rispettabile” cioè i 65 anni di età, l’Istat ci dice che si tratta del 18,68% della popolazione.
Se partiamo dai 75 anni la percentuale scende al 8,36.

Anziani e scolarità

Sempre nel sito dell’Istat troviamo altri dati interessanti, che riguardano coloro che non hanno completato la scuola dell’obbligo, divisi per fasce di età.
Putroppo l’età massima che viene considerata sono i 52 anni, ma già vediamo che a questa età (non proprio decrepita) ben il 32,97% non l’ha completata, mentre nella fascia di età tra i 30 e i 34 anni a non aver completato la scuola dell’obbligo e’ solo il 6,07%. (3,19 per la fascia 20-24)

Licenza elementare versus diploma superiore

Nella fascia 65/69 anni ci sono 1.629.095 di persone che hanno solo la licenza elementare, contro 286.074 che hanno un diploma di scuola superiore (130.047 la laurea).
A 30/34 anni 221.353 hanno solo la licenza elementare, mentre 1.833.337 hanno un diploma (e 537.883 una laurea).
Interessante notare che tra le persone di 65/69 anni il divario tra chi ha un diploma e chi ha una laurea è abbastanza basso, in confronto alla classe di età 30/34.
Fonte Istat

Vale a dire che per gli “anziani” il titolo di studio tipico è la licenza elementare, mentre per i giovani-adulti è il diploma di scuola media superiore.
C’è un bel salto.

Siamo quindi in presenza di problemi culturali ancor prima che di altro tipo.
Mediamente gli “anziani” hanno una scolarità più bassa e questo è ampiamente sufficiente a giustificare la difficoltà a rapportarsi ad un mezzo complesso come la rete.
Non è azzardato inferire che questo renda inaccessibili per molti di loro la maggior parte delle fonti di informazione, a eccezione della TV.

Le anziane peggio degli anziani

Se si guardano le cifre divise per sesso, si vede che nelle femmine anziane esiste una minore scolarità rispetto ai maschi.

Se guardiamo alle statistiche europee sull’uso della rete, notiamo che vi è una sensibile disparità tra anziani e anziane (in Italia il rapporto è di circa 75% maschi e 25% femmine).

Ho fatto un ricerca in rete per verificare l’incidenza di malattie della vista e/o delle varie forme di demenza in relazione al sesso, ma non ho trovato nessuna evidenza.
Mi sentirei quindi di correlare questa differenza sia alla diversa scolarità tra maschi e femmine anziani, sia ad una generica maggiore esperienza con le tecnologie da parte dei maschi anziani ripetto alle femmine.

Gli anziani ci vedono male

La presbiopia, che insorge mediamente attorno ai 45 anni (in Italia attorno ai 42/43) viene accettata dagli anziani, che sono normalmente provvisti di occhiali adeguati, senza i quali sarebbero compromesse altre attività più basilari (vedere i prezzi al supermercato, leggere i necrologi sul quotidiano locale, cucire…)
Sono piuttosto i soggetti attorno ai 40/45 anni che rifiutano la correzione (finché è possibile) in quanto associano gli occhiali da presbite alla vecchiaia e vi attribuiscono di conseguenza una valenza negativa.

Ovviamente anche altre ben più gravi patologie della vista si manifestano in età avanzata con maggiore incidenza, ma riguardano comunque fortunatamente una piccola percentuale di anziani (il 2% per il glaucoma, per esempio).

L’usabilità e gli anziani

Jakob Nielsen nel 2002 ha pubblicato uno studio (Web Usability for Senior Citizens, pdf disponibile a $125) con i risultati di un test in cui ha comparato un gruppo di 44 utenti “senior” con un gruppo di controllo di 20 giovani.
La maggior parte degli utenti senior aveva tra i 70 e gli 80 anni, ma qualcuno ne aveva più di ottanta e diversi erano tra i 65 e i 70.
I “giovani” avevano tra i 21 e i 55 anni.
Erano perlopiù americani, a parte qualche giapponese inserito per controllare che non vi fossero variazioni dovute all’appartenza a diverse culture.

Venivano dati dei compiti e veniva misurata la percentuale di successi, il tempo di svolgimento, gli errori. Veniva inoltre chiesto un punteggio “soggettivo”.
Fatto 100 il punteggio globale del gruppo dei senior, i gruppo di controllo dei giovani è arrivato a 222: oltre il doppio.

Jakob Nielsen, in un alert box al riguardo ritiene che la causa sia da cercare nella troppo giovane età dei progettisti, che hanno tutti un buona vista, un buon controllo motorio e una buona conoscenza del computer.
E dà i suoi suggerimenti: testi piu’ grandi (12 punti, dice il nostro), differente colore tra link non visitati e link visitati (altrimenti gli anziani si confondono) e altre buone pratiche che aiutino l’usabilità (come ad esempio evitare le form spietate, cioè che non perdonano le imprecisioni).

Purtroppo, da quanto è pubblicato in rete, non riesco a valutare l’incidenza di altre variabili, quali la dimestichezza con la rete e la cultura di base dei soggetti rispetto al gruppo di controllo.
Potrebbero essere più “imbranati” in quanto meno pratici e meno colti e non in quanto anziani.

Jakob Nielsen sostiene che questa differenza di performance verrebbe drasticamente ridotta facendo attenzione all’usabilità, perché un cattivo design raddoppia la fatica per un anziano. Questo mi lascia molto perplessa.
Per i giovani l’usabilità non serve? Forse non serve non perché sono più giovani, ma semplicemente perché, in quanto più giovani, sono mediamente più abituati a navigare. L’abitudine crea automatismi, aiuta a cogliere le convenzioni e a superare i problemi più comuni. Potrebbe dunque essere davvero questa la ragione delle differenze di performance osservata da Nielsen.

Font più grandi e passa la paura

Jakob Nielsen suggerisce:

“Il principio più largamente conosciuto per supportare l’uso del computer da parte degli anziani è quello di consentire una dimensione dei font più grande di quella che preferiscono i giovani. Il principio può essere ben conosciuto, ed è stato confermato dal nostro studio, ma ancora viene frequentemente violato da siti che bloccano il testo ad una piccola dimensione.”

Del resto, secondo un altro studio, sempre di Nielsen, nemmeno i teenagers con vista d’aquila, amano i font piccoli.

Anche se è consigliabile permettere ai nostri utenti di aumentare o diminuire il carattere e se vanno evitati font davvero piccoli e non ridimensionabili, la ricetta mi pare alquanto semplicistica e impari rispetto al compito.

Conclusione

Non mi pare, dai dati attualmente in nostro possesso, che possiamo considerare gli anziani (almeno in Italia) come destinatari particolarmente interessati all’accessibilità, intesa in senso tecnico.
In altre parole non c’è motivo di pensare che la legge Stanca (che soprattutto del lato tecnico si occupa) aiuterà particolarmente questa categoria di persone ad accedere più facilmente alla rete.

Mi sembra che sarebbe di gran lunga più importante lavorare sulla semplicità dei termini e dei discorsi, in relazione alla minore acculturazione e scolarità, almeno nei siti per cui questo abbia un senso (per la microchirurgia nucleare probabilmente non è possibile).
Questo aiuterebbe anche gli immigrati.

Anche una maggiore attenzione all’usabilità e in generale ad una buona progettazione, potrebbe essere utile per tutti, per gli anziani come per i giovani.
Ma anche questo è un altro discorso e rientra in quello molto più ampio della qualità veramente modesta della maggior parte dei siti (non solo italiani).

Digital Divide. Come si supera?

Quando la barriera all’accesso non è sensoriale o tecnologica ma culturale, il compito di superarla è immane e non è certo affidabile a progettisti o sviluppatori web, anche fossero tutti di eccezionale bravura dal primo all’ultimo (volesse il cielo).
Quindi, nelle vostre prossime slides, amici miei, valutate bene se inserire gli anziani come destinatari dei nostri sforzi accessibili :-)
Anche se suona bene, anche se esagerando un po’ si può dire che sono il 30% della popolazione italiana… anche se porta acqua al nostro mulino.

Se il problema dell’anziano è che ha una bassa cultura, si consideri che ci sono problemi di questo tipo anche nei giovani o negli immigrati, che non padroneggiano bene l’italiano.

Se si prendono in esame di deficit visivi, questi si verificano purtroppo anche in soggetti giovani.

Insomma trovo che la categoria sia inadatta ad essere citata a proposito dell’accessibilità.
Credo che sia sufficiente per le nostre statistiche calcolare il livello di scolarità della popolazione e/o l’incidenza di disturbi visivi non correggibili con occhiali, a prescindere dall’età.

Anzi, se proprio vogliamo essere intellettulamente onesti, dovremmo escludere da questo calcolo la maggior parte dei grandi anziani (oltre 85 anni) e le persone che per gap culturale eccessivo non sono assolutamente in grado di usare un computer.

Sezione: blog - Argomenti: accessibilità, usabilità |

Commenti:

  1. Andrea Paiola    24 12 2005 - 01:15    # Lo zio di mia madre (fratello di mia nonna) a più di 70 anni vuole imparare ad usare il computer… ce la farà?
    Vedremo…

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